∼ dal messaggio di Amma del 10 Maggio 2020

Le persone studiano management, ma non sanno come gestire se stessi. Si laureano in gestione aziendale per imparare a gestire le imprese e gli affari. Gestire un’azienda di 500 impiegati significa gestire 500 menti. Eppure noi non siamo capaci di padroneggiare i nostri pensieri e la nostra mente. Come sappiamo gestire le cose del mondo, così dobbiamo imparare a gestire il nostro mondo interiore e la mente, altrimenti la nostra personalità crescerà solo in parte.

Le ricchezze di questa Terra non ci sono per essere godute unicamente dagli esseri umani: tutte le creature ne hanno diritto. Anche le future generazioni. Spinti dall’egoismo e dalla pressione esercitata dalle circostanze, cadiamo spesso nella tentazione di cercare solo il guadagno immediato. È essenziale vincere questa tentazione.

È necessario comprendere che anche gli altri provano il nostro stesso dolore. Dovremmo capirlo, sforzarci di coltivare un atteggiamento di abbandono ed avere riguardo per loro.

Noi, invece, non soltanto non amiamo rinunciare a ciò che abbiamo tra le mani, ma vogliamo anche prendere tutto quello che vediamo.Siamo come colui che desidera vincere alla lotteria senza però voler comprare il biglietto. Non vogliamo muovere un dito e allo stesso tempo non mostriamo nessuna considerazione per gli altri. E qualunque cosa otteniamo, non fa che renderci tristi.

Due amici erano in un parco lungo un fiume godendosi la pace quando notarono uno strano cartello che diceva: “Pentola colma d’incredibili sorprese più avanti!”. Il cartello indicava un sentiero pericolante in discesa. La riga successiva era misteriosamente sinistra: “Attenzione! Chi ne prende se ne pentirà! E anche chi non ne prende se ne pentirà!”. Incuriositi, i due amici scesero rapidamente lungo il sentiero, ma non appena arrivarono sul posto era già buio. Ciò nonostante uno di loro prese una manciata di ciò che conteneva la pentola e lo avvolse in un pezzo di stoffa. Il compagno decise di non prendere nulla. Rientrati a casa, l’uomo aprì il suo fagotto. Esterrefatti, rimasero sbigottiti nel vedere un pugno di polvere d’oro.
Oh no!” esclamò allibito l’amico, “Avrei dovuto prenderne un po’!”
Oh no!” aggiunse il compagno, “Avrei dovuto prenderne di più!”
Così, entrambi rimasero scontenti. Questa è la condizione in cui si trova la mente umana.
Sia che abbiamo o non abbiamo ottenuto una cosa, non siamo contenti.

Ci dovrebbe essere uno scambio reciproco tra l’uomo e la natura. Anche donando poco, la natura ce lo rende centuplicato. Gli esseri umani sanno solo prendere e continuano a farlo senza mai contraccambiare. Persino un lombrico contraccambia arieggiando il terreno e fertilizzando il suolo con le sue deiezioni. Cosa facciamo noi invece? Lo distruggiamo e basta.

Quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento verso le generazioni future? Il nostro scopo non dovrebbe essere soddisfare i nostri desideri egoistici. Se utilizziamo le risorse della terra in modo che siano a disposizione anche per le generazioni future, sarà possibile realizzare i bisogni di tutte le generazioni.

Un ragazzo povero andava in chiesa ogni giorno. Un ricco signore lo vide e gli chiese: “Cosa vai a fare in chiesa?”.
Vado a pregare”, rispose, “Tutti i miei amici hanno delle belle scarpe. Io non ho neanche un paio di sandali. Chiederò a Dio di darmi un paio di scarpe”.
Alcuni giorni dopo, il ricco vide di nuovo il ragazzo e gli chiese: “Hai già avuto quel paio di scarpe? Smetti la tua stupida preghiera! Dio non ti ha dato le scarpe, giusto?”.
Oh, ma me le ha date”, rispose il ragazzo con tono pacato.
Però non le vedo ai tuoi piedi”, disse il ricco.
No, perché Dio le ha date a persone come lei affinché le diano a bambini come me. Ma le persone come lei non ce le hanno passate”.

Mentre da una parte c’è chi accumula ricchezze su ricchezze, dall’altra c’è gente seduta a un passo dal baratro. Man mano che il divario tra chi ha e chi non ha cresce, aumenteranno anche i conflitti tra le due parti. In futuro, le guerre potrebbero essere combattute per acquisire beni, accedere all’acqua, ecc…

Ogni ostacolo ci fornisce un’opportunità di svegliarci al nostro sé. È come costruire una nuova casa sulle rovine di una vecchia. Dopo le inondazioni del Kerala, al momento di costruire nuove case, le persone erano più attente. Si sono assicurate che le nuove abitazioni sorgessero in un luogo al sicuro da future inondazioni. Allo stesso modo è importante preservare oggi la sicurezza del nostro domani.
Una calamità è come un campanello d’allarme che ci dice di essere più consapevoli ed attenti e di prepararci a rispondere in maniera appropriata alla necessità del momento. È giunto il tempo di svegliarsi.

Dentro di sé, gli esseri umani hanno la forza, il coraggio, la bontà e l’amore per superare e sopravvivere ad ogni disastro. Tutto ciò che occorre è destarsi. Questo non è il momento di soccombere alla paura e all’amarezza. Al contrario, è il tempo di risvegliare la nostra facoltà di discernimento e la consapevolezza.
Possiamo noi essere capaci di aprire i nostri cuori, amare e servirci reciprocamente, adempiendo al nostro dovere verso la natura. Che Dio ci benedica affinché questi tempi che ci mettono a dura prova finiscano presto.

È tempo di pensare seriamente al cammino che il genere umano ha percorso finora e a quello che ha davanti a sé. Dovremmo essere pronti a fare una sincera valutazione di noi stessi. Dovremmo correggere i nostri errori, commessi sia con i pensieri che con le azioni. È un compito che si può svolgere solo adesso, qui, nel momento presente.

Amma prega il Paramatman affinché tutti noi siamo in grado di poterlo realizzare.