L’importanza di ciascuno di noi

Luglio 2007 – USA

 

Il testo seguente è un estratto del discorso di Bri Shantamrita durante il tour degli Stati Uniti

 

Amma insiste spesso sul ruolo che ogni persona può avere nel mondo. Lei dice che la pace e l’armonia nel mondo dipendono dalla responsabilità di ciascuno di noi e non dal lavoro di qualcun altro.

Ecco la storia di quattro persone che si chiamano Tuttiquanti, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. C’era un lavoro importante da fare e Tuttiquanti era convinto che Qualcuno se ne sarebbe occupato.
Infatti Qualcuno l’avrebbe fatto volentieri, ma accadde che Nessuno lo fece. Qualcuno era furioso perché era un lavoro di Tuttiquanti. Tuttiquanti pensava che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno si rese conto che Tuttiquanti non se n’era affatto incaricato. Alla fine, Tuttiquanti rimproverò Qualcuno di ciò che Nessuno aveva fatto laddove Ciascuno avrebbe potuto farlo.

 

Così, Amma dice che se una buona cosa dev’essere fatta, dovremmo essere i primi a farla.

 

C’era una volta un re che voleva testare i suoi sudditi per sapere fino a che punto erano onesti. In occasione del suo compleanno emanò un decreto in cui diceva che ogni abitante del suo regno avrebbe dovuto portare una brocca di latte da versare in un recipiente di metallo posto al centro della capitale. Poiché vi erano migliaia di cittadini nel regno, ciascuno pensò fra sé e sé: ‘Io sono soltanto uno, chi si accorgerà della differenza se verso una brocca d’acqua nel recipiente invece di una brocca di latte?’. Alla fine della giornata, quando il re aprì l’immenso recipiente, scoprì che non c’era altro che acqua! Nessuno vi aveva versato del latte.

 

Ecco perché ciò che ciascuno fa, ha la sua importanza. Tante persone hanno imparato da Amma quanto la compassione ed il servizio disinteressato possano aiutarci a superare i nostri limiti fisici e permetterci di mettere in luce tutto il nostro potenziale interiore, trovando in esso una fonte profonda di energia.

 

A marzo di quest’anno, come d’abitudine, un gruppo di 100 volontari provenienti da tutto il mondo è venuto a contribuire al progetto di costruzione delle case per i poveri in India. Questa volta, il luogo della costruzione si trovava a Nagapattinam, dove migliaia di persone avevano perduto parenti e case a causa dello tsunami. Uno dei partecipanti era un ragazzo giapponese di nome Takaaki, affetto da una paralisi motoria.

 

Takaaki ha incontrato molte volte Amma in occasione del suo tour del Giappone. Egli ha avuto il darshan di Amma ed ha potuto vederla abbracciare migliaia di persone ogni giorno per ore intere senza riposare. Sapeva che Lei continuava questa performance ogni giorno e ogni notte, a dispetto dei dolori fisici, e questo lo aveva ispirato enormemente. Anche lui voleva fare qualcosa per aiutare il mondo, ma poiché è inchiodato ad una sedia a rotelle e ha delle capacità motorie molto limitate, si domandava “Cosa posso fare?”

Alla fine, ha deciso di partecipare a questo progetto di ricostruzione di case per i poveri, felice di potere almeno incoraggiare gli altri volontari.
Quando è arrivato sul luogo della ricostruzione ha avuto un’idea. Ci ha chiesto di mettergli un guanto di caucciù sulla mano accartocciata, poi di attaccare con lo scotch un pennello sul guanto in modo che non gli cadesse di mano, e infine ci ha domandato di trasportarlo davanti a un muro che era stato terminato e che bisognava solo dipingere.

Il suo amico gli ha preso la mano e l’ha immersa nel recipiente della pittura e, dopo un’immenso sforzo, Takaaki ha iniziato a passare il pennello dall’alto in basso sul muro.
La pittura ha cominciato a volare dappertutto inzaccherando tutti senza distinzione, ma nessuno sembrava curarsene né pensava di scansarsi. La scena era troppo ispirante per volersene scansare. Cominciò a formarsi una piccola folla e negli occhi di alcuni apparvero le lacrime. Senza dubbio c’era più pittura sulle persone e su lui stesso che sul muro, ma era una gioia vederlo fare.

 

Il governatore locale era così impressionato da presentare a Takaaki i suoi saluti tradizionali per il servizio reso.

 

Poiché c’erano circa 35 gradi all’ombra, ho domandato a Takaaki: ”Non hai troppo caldo, non sei troppo stanco?” e mi ha risposto: ”Per tutta la vita le persone mi hanno aiutato e sono felice di potere alfine fare qualcosa per aiutare gli altri. Io penso che questo è ciò che Amma farebbe se fosse al mio posto”.

 

Ora riflettiamo. Siamo noi tanto differenti? Per tutta la vita dipendiamo dal supporto degli altri, dunque, come Takaaki, possiamo cogliere l’opportunità di imparare da Amma la gioia di servire gli altri.

 

Certo, il nostro processo di crescita è già di per sé un lavoro molto duro, ma cercare delle scorciatoie non può che privarci dei nostri progressi spirituali. Come si dice (da una parabola di Gesù, Ndt): “La messe è grande, ma i mietitori sono pochi”. Esattamente come sono necessari degli sforzi per assemblare dei bastoni per estrarne tutto il potenziale calorico che contengono, così noi dobbiamo fare degli sforzi per risvegliare il nostro potenziale interiore.