28 Set

Ospedale Amrita: doppio trapianto degli avanbracci

All’Ospedale Amrita una donna riceve il doppio trapianto degli avambracci di un donatore maschio

Shreya Siddanagowda aveva solo 19 anni quando perse tragicamente entrambi le braccia l’anno scorso in un incidente d’autobus. Oggi ha ricevuto il trapianto di entrambi gli avambracci all’Ospedale Amrita. Shreya ha di nuovo due braccia, e i suoi medici prevedono che riottenga l’85% della funzionalità delle mani entro 18 mesi. L’operazione che ha dato a Shreya una nuova possibilità di vita è stato il primo trapianto di entrambi gli avambracci di tutta l’Asia, e solo il nono avvenuto con successo al mondo.
Tra l’altro, è il primo caso al mondo in cui la mano di un donatore maschio è stata trapiantata su una ricevente femmina. “È stata Shreya a fugare ogni dubbio sulla questione. Era pronta a ricevere il braccio da un donatore maschio”  ha raccontato il Dottor Mohit.
L’operazione, durata 13 ore, ha impiegato un team di 20 chirurghi e 16 chirurghi estetici. Il Dottor Subramania Iyer, capo del reparto Chirurgia Plastica e Ricostruttiva all’Ospedale Amrita ha commentato: “I trapianti di avambraccio sono molto impegnativi per via della complessità determinata dalla necessità di identificare  e riconnettere accuratamente i diversi nervi, muscoli, tendini e arterie. La riabilitazione è anche molto più difficoltosa perché il paziente porta il peso delle mani trapiantate all’avambraccio”.
Il donatore era Sachin, 20 anni,  studente di Ernakulam, morto in un incidente di moto. Il corpo di Shreya ha reagito bene al trapianto di braccia e mostra buoni segni di ripresa. È stata dimessa dall’opedale per essere sottoposta a un intenso programma di fisioterapia e riabilitazione.
“Quando ho sentito che vi era la possibilità di un trapianto in India, ho finalmente percepito la mia disabilità solo come temporanea. Questo mi ha aiutata molto. Spero nei prossimi due anni, di tornare a una vita quasi normale” ha detto Shreya, studentessa diciannovenne di ingegneria chimica  di Pune. “Voglio proseguire i miei studi e realizzare tutti i sogni che avevo prima dell’incidente. Ringrazio la famiglia di Sachin, il donatore e  tutti i dottori dell’Ospedale Amrita per avermi restituito la vita”.