Inondazioni in Kerala: continuano gli interventi di soccorso e recupero

Da fine luglio ad agosto 2018, il Kerala è stato colpito da devastanti inondazioni e frane, causate da livelli insolitamente elevati di precipitazioni. Si tratta delle inondazioni più gravi registrate negli ultimi cento anni in Kerala. Più di 400 persone hanno perso la vita e si contano più di un milione di sfollati.
Amma e i suoi figli sono stati pronti a rispondere. “Ogni giorno vediamo che la pioggia continua a cadere”, ha detto Amma, mentre intorno la situazione era disastrosa. “Ogni volta che ricomincia, sappiamo che sta causando sempre più distruzione. Il mio cuore è con le famiglie che stanno perdendo le loro case e i loro cari. Vogliamo aiutarli in qualsiasi modo possibile”.

Un campo medico a bordo di una barca ad Alappuzha

L’ospedale Amrita ha inviato squadre di soccorso di medici e paramedici che hanno fornito assistenza 24 ore su 24, conducendo dozzine di campi medici in aree difficili da raggiungere e curando migliaia di pazienti. In alcuni luoghi le squadre hanno dovuto fornire supporto e assistenza medica in barca, poiché le aree erano completamente sommerse dall’acqua. Nelle remote aree collinari del distretto di Wayanad, le squadre hanno dovuto camminare a piedi per raggiungere le persone in difficoltà. L’unità di telemedicina e un furgone dell’ambulanza li hanno parallelamente accompagnati. Carichi di cibo, acqua potabile, vestiti e coperte sono stati portati nei campi di soccorso così come nelle zone più difficili da raggiungere. Molti sopravvissuti hanno riferito che l’ashram di Amma era la loro unica fonte di acqua potabile durante l’alluvione. Più di 30 scuole Amrita Vidyalayam in tutto lo stato sono state trasformate in campi di soccorso, ognuno dei quali ha ospitato 1.000 o più rifugiati durante il disastro. Gli swami, i brahmachari, le brahmacharini e gli altri residenti dell’ashram hanno visitato personalmente i campi di soccorso donando conforto ai sopravvissuti, oltre a cibo, acqua potabile, cure mediche, vestiti e coperte.
I membri di AYUDH sono stati parte integrante degli sforzi nelle operazioni di raccolta e distribuzione di materiale di soccorso e organizzazione di squadre di pulizia. Quando sono iniziate le inondazioni, gli studenti e i docenti del campus dell’Università Amrita hanno cercato disperatamente di trovare un modo per aiutare le centinaia di migliaia di vittime dell’inondazione del Kerala. Il team Amrita Cyber ​​Security ha utilizzato web crawler per redigere elenchi verificati di fornitori volontari e gruppi di volontari. AYUDH ha usato queste informazioni per collegare, a loro volta, i centri di soccorso e i fornitori a gruppi di volontari locali che potevano consegnare i materiali.

La linea telefonica di soccorso all’Amrita Vishwa Vidyapeetham

Nel frattempo, il 16 agosto, nel desiderio di contribuire, i volontari del campus hanno istituito un servizio di assistenza telefonica di emergenza attivo 24 ore su 24. Nei primi cinque giorni, il team ha messo in campo più di 25.000 chiamate, collegando oltre 100.000 vittime dell’inondazione, in tutto lo stato, con servizi di soccorso appropriati, tra cui funzionari governativi, la Marina militare, l’NDRF (National Disaster Response Force di Nuova Delhi India), la polizia di stato, pescatori locali e ulteriori agenzie di volontariato. I servizi di assistenza telefonica hanno assicurato inoltre che, alle vittime soccorse, fossero forniti cibo, vestiti e altri beni di prima necessità. In coordinamento con i membri dell’AYUDH, oltre 400 studenti e personale di Amrita, hanno lavorato in tre turni per cinque giorni di fila, con 20 linee telefoniche per garantire che ogni singola chiamata ricevesse risposta. Non solo i volontari di Amrita hanno gestito la linea telefonica, ma hanno anche messo in campo le richieste di aiuto attraverso i social media. “Posso parlare per tutti i volontari quando dico che siamo sopraffatti dalla gioia nel poter aiutare in questo piccolo modo”, ha detto il coordinatore di AYUDH Amritesh. “Abbiamo ricevuto molti feedback positivi dall’Aeronautica e dalla Marina indiana, che ci hanno confermato che le informazioni raccolte attraverso la helpline di Amrita, li hanno aiutati a indirizzare meglio le loro operazioni di soccorso e a procedere più rapidamente. I volontari hanno contattato direttamente anche i pescatori locali che stavano usando le loro barche da pesca per salvare le persone bloccate nelle loro case allagate. Quando il call center ha ricevuto una chiamata da una donna, che ha disperatamente spiegato che la sua anziana madre era aggrappata alla sua schiena, mentre teneva un bambino in braccio sopra le acque, i volontari hanno raggiunto una barca da pesca nei paraggi e, nel giro di dieci minuti, la donna, sua madre e suo figlio sono stati tutti salvati. Venuto a conoscenza del salvataggio, il marito della donna ha inviato al MAM, in segno di gratitudine, camion carichi di generi di soccorso che sono stati distribuiti a chi ne aveva bisogno. Il call center ha ricevuto anche la chiamata da un uomo che chiedeva aiuto mentre era bloccato nella sua casa. Hanno mandato un peschereccio nella zona e i pescatori hanno rinvenuto nello stesso luogo anche una coppia di anziani sommersi dall’acqua fino al collo all’interno di una casa. Stupefatti nel vedere i pescatori essi hanno chiesto: “Come siete riusciti a trovarci?” Gli uomini hanno riferito che avevano ricevuto una chiamata. “Non potevamo chiamare” hanno spiegato i coniugi. “Non possediamo un telefono cellulare. Mentre le acque si alzavano, tutto ciò che potevamo fare era pregare Amma perché mandasse qualcuno a salvarci”. Come si è scoperto in seguito, la chiamata era giunta dal vicino, rimasto a sua volta bloccato nella sua casa e salvato poco dopo. La sua chiamata aveva consentito il suo salvataggio oltre a quello della coppia di anziani della porta accanto. Nel complesso, il call center Amrita ha gestito 22.000 salvataggi confermati e ha risposto alle richieste di pulizia, manutenzione elettrica e persino di foraggio per il bestiame. Inoltre, il Centro Amrita per reti e applicazioni wireless, ha implementato velocemente una app mobile appositamente progettata per soccorrere. L’app ha consentito alle persone in difficoltà di condividere rapidamente con le squadre di soccorso posizione e necessità urgenti.
L’aiuto è giunto anche dal di fuori del Kerala. I brahmachari incaricati degli ashram di Mysore, Mumbai, Chennai e San Ramon, in California, hanno organizzato spedizioni di generi di soccorso da inviare immediatamente nelle zone colpite dalle inondazioni e per sostenere i campi del MAM.
Mentre le acque si ritirano, e man mano che i riflettori si spengono, Amma e il MAM rimangono attivamente impegnati ad aiutare i sopravvissuti nella loro ripresa per tutto il tempo necessario. I prossimi passi includono la prevenzione delle epidemie, il trattamento continuo delle lesioni e delle malattie e la ricerca di soluzioni per la riabilitazione di coloro che hanno perso tutto. Alcuni sopravvissuti sono ancora nelle scuole, riferendo che non hanno niente e nessuno a cui tornare.
Amma sottolinea anche che il disastro non è casuale. “La natura è così squilibrata in questi giorni”, ha detto Amma. “Vediamo molto chiaramente come sta cambiando il clima. Nella stagione non piovosa, piove spesso molto pesantemente. Le estati si fanno sempre più calde. In alcuni punti in cui non ha mai nevicato prima, improvvisamente nevica. Le colture stanno perendo. Gli alberi non danno frutti. Dobbiamo procedere cautamente con la consapevolezza che ognuno di noi ha la responsabilità di proteggere Madre Natura. Dal piantare alberi e riciclare, al car pooling, al non usare plastica inutilmente, ognuno di noi deve fare la propria parte e pregare per la grazia di Dio. In questi giorni sembra che tutti siano a conoscenza dei loro diritti, ma nessuno è consapevole delle proprie responsabilità”.