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Resoconto escursione al parco degli Astroni

Napoli, 29 aprile 2007

 

Varcare il cancello d’ingresso del parco, passando attraverso il portone di un’antica torre in pietra, è stato come entrare in un altro mondo fresco e pieno di energia, lontano dallo stress e dall’inquinamento della città.

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La riserva naturale degli Astroni, ad Agnano, appena fuori dalla città di Napoli, è gestita totalmente dal WWF. Il parco è un’oasi unica al mondo nata da eruzioni vulcaniche. Il cratere che si è originato viene definito “anello di cenere”. La caratteristica che rende particolare l’area boschiva del Parco è la “inversione vegetazionale” per la quale sul fondo del cratere prevale una vegetazione presente in zone collinari e di bassa montagna, mentre la macchia mediterranea prevale sulla sommità del cratere. La presenza di falde acquifere nel sottosuolo ha alimentato la nascita di 3 laghi.

Dopo la visita al belvedere siamo scesi giù per un sentiero.

Giunti sul fondo del cratere ci siamo recati al lago… e lo spettacolo della natura si è mostrato in tutta la sua maestosità.

Il lago del cratere è abitato da diverse specie d’uccelli acquatici ed altre specie animali ed è un’importante tappa per le rotte migratorie degli uccelli che transitano in questo luogo. Sul Lago Grande un’altra bella visione si è aperta ai nostri occhi: un tappeto di ninfee bianche si allargava sulle acque calme.

Varie specie di rane, rettili tra i quali la biscia, il ramarro, piccoli mammiferi come la volpe (di cui abbiamo visto anche una delle tane), la faina, il ghiro, la talpa, sono gli inquilini del Parco, ma soprattutto gli uccelli sono i sovrani incondizionati degli Astroni: il picchio rosso maggiore è infatti il suo simbolo, poi gazze, pavoncelle, folaghe, germani reali, merli, gufi, upupe e civette, insomma, ragazzi, questo parco napoletano è un vero paradiso!

Ci siamo poi spostati per un’ esplorazione dei sentieri nascosti, che ci ha permesso di ammirare l’altra sponda del lago, un’immagine di tranquillità, di pace e armonia che invita fortemente all’introspezione. Ci siamo immersi totalmente nella natura e anche in noi stessi.

Di lì a due passi, immerso nel bosco fitto, uno stagno ricoperto di lenticchia d’acqua, ci ha donato un’intensa percezione di silenzio e immobilità.

Siamo quindi giunti al camino originario del cratere, unica testimonianza di roccia lavica del bosco, che nelle sue cavità è la dimora di una coppia di falchi pellegrini.

Infine la meta del percorso: una piccola radura dove vive una vecchia farnia, una quercia di 400 anni che coloro che amano questo luogo chiamano simpaticamente “Gennarino”. Ai suoi piedi ci siamo seduti e abbiamo sostato in silenziosa contemplazione.

Abbiamo ammirato intorno ad occhi aperti per poi chiuderli ed ascoltare tutti i suoni che percepivamo prestando ad essi la massima attenzione.

Pervasi dall’energia della natura abbiamo poi scambiato con essa onde d’amore.