Volontari a Sendai

I volontari distribuiscono cibo e acqua a Sendai

Sendai, Giappone – 13 marzo 2011

Embracing The World ha inviato il suo primo gruppo di volontari a Sendai – la città più vicina all’epicentro, maggiormente colpita dal terremoto e dal conseguente tsunami. Come richiesto da Amma i rappresentanti di Embracing The World si sono recati sul luogo per rendersi conto della situazione e anche per distribuire cibo e acqua ai superstiti.

Siamo partiti per Sendai, Prefettura di Miyagi, il 13 marzo, tre giorni dopo il disastro. Poiché tutte le autostrade verso nord sono completamente bloccate, riservate ai militari e agli autorizzati, abbiamo dovuto percorrere una strada provinciale per 400 km. Siamo passati a 40 km dalla centrale nucleare di  Fukushima, che ha già iniziato a emettere pericolose radiazioni.

Durante il viaggio è stato annunciato che il bilancio ufficiale dei morti è di 4.400 persone, inclusivo di quelle dichiarate ufficialmente disperse. In ogni caso ancora non sono state ritrovate circa 10.000 persone. Le scosse di assestamento sono molto frequenti – ne abbiamo avute 47 la mattina in cui ci siamo messi in viaggio. Gli assestamenti aumentano la paura e la tensione dei rifugiati.

Volontari a Sendai
Volontari di Embracing the World con l’ufficiale della Forza della Difesa nell'”area inesplorata”

 

A Sendai, il problema più grave è la scarsità di cibo e acqua perchè i supermercati e i negozi alimentari ne sono sprovvisti.
Abbiamo portato dal nostro Centro di Tokio alcuni pacchi di riso, biscotti, popcorn e bottiglie d’acqua. Li abbiamo poi distribuiti in un bel parco del centro di Sendai in cui molti rifugiati stanno trascorrendo il loro terzo giorno.

Giappone: supermercati sprovvisti di ciboDistruzione

Due studenti delle superiori, provenienti dalla Prefettura di Iwate, si trovavano a Sendai il giorno del terremoto per visitare il campus. Un ragazzo ha raccontato che la sua casa a Iwate è stata spazzata via dallo tsunami. Non ho trovato il coraggio di chiedergli che fine avessero fatto i suoi genitori, i suoi occhi già suggerivano la risposta. Non c’erano trasporti pubblici per Iwate, e i ragazzi erano costretti a restare lì – a lavarsi nei rubinetti del parco.

C’erano parecchie persone anziane che sedevano in solitudine.
Una giovane coppia rannicchiata in una panchina inizialmente non voleva accettare il cibo che gli offrivamo dicendo: “Noi siamo meno sfortunati, avevamo qualcosa da mangiare. Per favore, datelo a persone che ne hanno più bisogno”.
Quando abbiamo detto: “ Non vi preoccupate… siamo venuti da Tokio solo per questo – per favore prendete!” sono stati illuminati da un sorriso e ringraziando hanno presi i pacchetti.
Le persone che non hanno un posto in cui andare si riconoscono facilmente – sono quelle che hanno solo una o due borse, stracolme di oggetti vari. L’improvviso cambiamento della loro vita è evidente nel loro aspetto e nei loro effetti personali.
Dalle espressioni di coloro che hanno accettato i nostri pacchetti, comprendiamo che sono veramente grati per ogni gesto di sostegno. Il loro grado di riconoscenza mostra che in questo momento il cibo è realmente un bisogno urgente.
Tutti e tre siamo stati così impegnati nel distribuire cibo che non siamo riusciti a scattare nessuna foto. Ma quei volti tristi ed i successivi sorrisi sono profondamente impressi nei nostri cuori.

Donna anziana vittima del terremoto
Anziana vittima del terremoto attuale e di quello del 1978 a Miyagi

Nella strada del ritorno ci siamo imbattuti in una donna di 78 anni che ha una casa e un laboratorio a quattro chilometri dalla costa di Sendai. La casa è stata semi distrutta dallo tsunami. Nel 1978, era già stata vittima del terremoto di magnitudo 7.4 di Miyagi, in cui la stessa casa aveva riportato seri danni. Questa volta l’acqua le era arrivata alle ginocchia ma lei è riuscita a mettersi in salvo  ed era tornata per vedere cosa restasse della sua abitazione.

Giappone, Sendai: area inesplorataTerromoto Giappone

Nelle vicinanze, sull’altro lato della strada dissestata, c’è quella che è stata chiamata “area inesplorata”. I vicini ci hanno spiegato che l’area è ancora coperta di fango e la ricerca delle case e delle persone non è ancora iniziata. Mentre eravamo lì, un ufficiale della Forza Nazionale della Difesa è arrivato sul luogo per la prima volta e cercava di sgomberare i blocchi principali per raggiungere l’”area inesplorata”.

 

La primavera arriva tardi in questa regione del Nord e le cime delle montagne sono ancora coperte di neve.
Nella strada del ritorno abbiamo fatto un giro di 680 km evitando di passare vicino alla centrale di Fukushima, il cui destino sta diventando giorno dopo giorno più incerto.
Siamo andati anche a far visita ad alcuni volontari di Amma e siamo felici di confermare che nonostante le difficoltà stanno bene.