Aiuti in Giappone

Una lezione che trasforma

Quarto giorno: 31 marzo 2011 – Resoconto di Viveka


Ishinomaki, Prefettura di Miyagi

Ultimo giorno. Ci siamo divisi di nuovo in due gruppi, uno cucina, l’altro si dedica alla pulizia. Fuori c’è vento, piove e fa freddo. Il team della cucina ha sistemato il tendone dove si cucinerà di fronte al supermercato, vicino alla zona residenziale dove molte persone si sono sistemate  al piano superiore degli edifici.
Ci è stato detto che fino ad ora nessun altro ha cucinato per queste persone.

 

Aiuti in Giappone

Abbiamo cucinato per 1500 persone, distribuendo la zuppa all’interno di un rifugio temporaneo

Abbiamo perciò cucinato quanto più potevamo, zuppa con tanta verdura, per 1500 persone. Mentre il resto del team cucinava cinque di noi si sono recati casa per casa ad avvertire le persone che stavamo cucinando per loro. Ho visto un’anziana coppia piegata a ripulire la propria casa.
E’ doloroso da vedere; è veramente troppo per loro, ma sono quieti e fanno il loro lavoro pazientemente e seguendo il loro ritmo.

Giappone terremoto 2011

Aiutiamo una famiglia a rimuovere dalle case tutto quello che era ancora nell’acqua.

Attraversiamo una zona dove la strada è completamente bloccata dalle macchine rovesciate.
Le case qui sono gravemente danneggiate. Continuiamo a urlare: “Salve! C’è qualcuno in casa?” e gli diciamo che abbiamo della zuppa e di portare dei recipienti. La notizia viene ricevuta con gioia.
Normalmente il cibo e le prime necessità vengono distribuite alle persone che si trovano nei rifugi temporanei, poiché il loro numero è conosciuto. Purtroppo le persone che sono rimaste nelle loro case si sentono dimenticate. Non posso biasimare nessuno, dato che andare casa per casa sembra un compito quasi insormontabile, e i gruppi di volontari riescono a malapena ad accudire le persone che si sono raccolte nei rifugi. C’è bisogno di più aiuto.

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Immagine insolita: una barca sulla strada

Mentre servo la zuppa spiego alle persone che queste verdure sono state cucinate dalle donne di Nigata, anche loro sfollate quattro anni prima, a causa del terremoto che ha colpito la loro area; queste donne sono venute qui con i primi soccorsi, animate dal grande aiuto ricevuto nel momento del bisogno  Le informo anche che tantissime persone sono con loro e che in tutto il mondo si sta pregando per il Giappone. Loro sorridono con gli occhi lucidi.

Distribuiamo i pasti anche alla scuola che è stata trasformata in un rifugio per altre 80 persone circa.
All’interno osservo un uomo che sta tagliando i capelli ad un altro sfollato. Mi dice “Sono qui con mia moglie. Lei insegna in questa scuola. Sono un barbiere e sto cercando di aiutare con quello che so fare…”. Con l’aiuto della SDF (la Protezione Civile Giapponese, ndt) le persone hanno potuto fare ieri il primo bagno dopo essere state 14 giorni senz’acqua.

Nel pomeriggio ho fatto parte della squadra di pulizia. Vige la regola per cui le persone che abbandonano le loro case hanno la completa responsabilità di rimuovere tutto dagli edifici. Incontriamo una famiglia che ha dei parenti a Sendai; si trasferirà lì dopodomani. Ci fermiamo per aiutare nel pesante lavoro di sgombero dell’abitazione. Sebbene la zona sia devastata e piena di macerie, le persone che evacuano le loro case si preoccupano di farlo in modo pulito e ordinato, sistemando lungo le strade i detriti dentro a  buste di plastica in modo disciplinato, proprio della cultura giapponese. Mi ha fatto ricordare un rituale nella mia famiglia: ogni vigilia dell’anno nuovo avevamo l’abitudine di ripulire l’intera casa. Prima però di buttare qualsiasi cosa, un vecchio mobile, un frigorifero o una scrivania, la ripulivamo meticolosamente.

volontari al lavori

Aiutiamo una famiglia a rimuovere tutto dalla propria casa.

Tutto ciò che portiamo via è inzuppato d’acqua. I cassetti dei comodini sono pieni d’acqua puzzolente. Il tappeto è inzuppato.
Un membro del nostro gruppo aveva partecipato ad un progetto di ricostruzione di ETW (Embracing the World, ndt) circa tredici anni fa. Mentre lavoriamo comincia improvvisamente a cantare alcuni bhajan (canti devozionali, ndt) di Amma. (Amba Bhavani, Amma Amma Taye). Mi guarda e  dice: “ Ricordo ancora questi  bhajan dopo 13 anni!” dopodichè cominciamo a cantare tutti insieme durante il lavoro. Molti del nostro gruppo sono stati in India e hanno incontrato Amma, e spesso parliamo di lei nei momenti più tranquilli.
E’ evidente che in moltissime case hanno bisogno d’aiuto. Progettiamo di ritornare il 4 aprile con un gruppo più grande di 50 studenti volontari, per offrire un aiuto maggiore nel ripulire le case e anche per  cucinare.

Famiglia in trasloco

Questa famiglia ha dei parenti a Sendai; se ne andrà dopodomani.

Ultima riflessione:

L’atteggiamento  positivo persistente di questi rifugiati mi ricorda l’atteggiamento della gente del Gujarat, i quali dissero ad Amma ciò che segue quando ella andò a vistarli dopo il terremoto del 2001: “ Dio ci aveva dato tutto. Adesso se lo è ripreso. Non ci è mai appartenuto, quindi non siamo tristi se ora non c’è più”. Commossa dalla loro sventura, Amma li ha aiutati a ricostruire tre interi villaggi.

Viveka con i compagni del team

“Qui possiamo imparare così tante cose che non si trovano nei libri”
Viveka con i compagni del team.

L’università locale ha creato una nuova regola secondo la quale gli studenti acquisiscono crediti se partecipano ai lavori di soccorso. Credo che sia positivo per gli studenti essere testimoni di questa situazione e interagire con la gente di qui; è un bene anche per le persone terremotate. Qui possiamo imparare tante cose che non si trovano nei libri. E’ un’opportunità per imparare le cose più preziose che rischieremmo altrimenti di dimenticare: compassione, pazienza, condivisione, semplicità, gratitudine per tutto ciò che abbiamo e che diamo per scontato, vita, morte, coesistenza.
Sarebbe bello se ognuno potesse fare la preziosa esperienza di servire le persone che hanno bisogno di aiuto. Sono sicuro che la prospettiva cambierebbe per sempre – in questo modo una vera trasformazione non potrà essere evitata.