Azioni di soccorso in Giappone

Mettere da parte se stessi, pensare agli altri

Il 4 aprile siamo ritornati a Ishinomaki. Questa volta c’erano 51 volontari  – 28 membri IVUSA (Associazione Internazionale Studenti Volontari ) e gli studenti del Dipartimento di Medicina dello Sport dell’Università Kokushikan.

Dopo il nostro arrivo, abbiamo montato una grande tenda da usare come sede centrale e una per la cucina. Vicino a queste abbiamo montato altre nove tende per dormire.
Stando veramente stretti – come sardine in scatola – siamo riusciti a stiparci in 5 o 6 in una tenda, ma non avevamo nemmeno lo spazio per girarci!

Azioni di soccorso in Giappone

Volontari pronti

 

Per prima cosa abbiamo rimosso lo sporco dalle case in un’area chiamata Kawakita.
Il sindaco di Kawakita si è rivolto a tutti noi e ci ha detto che dei 160 studenti delle scuole elementari del villaggio 140 risultavano ancora dispersi. Quando  c’è stata la scossa del terremoto tutti i bambini sono stati portati  all’aperto, nel cortile della scuola, ma purtroppo poco dopo sono stati  trascinati via dall’oceano quando ha invaso tutto. Il sindaco ci ha avvertito che c’era la possibilità di trovare qualche corpo mentre lavoravamo. Per i volontari questo è stato un momento difficile e ho dovuto dire loro di farsi forza per non lasciarsi sopraffare dalle emozioni.

 

I volontari si erano divisi in cinque gruppi di nove membri ciascuno. Ciascun gruppo aveva un responsabile e si concentrava sullo sgombero e la pulizia delle case, scopando via la sporcizia e portando fuori tutte le sedie, i tavoli, i materassi, le tv, le lavatrici, le credenze, etc. Guardando i muri delle case, potevamo vedere il segno lasciato dall’acqua alto quasi 2 metri.

I volontari che operano in Giappone

Materassi tatami appesantiti dall’acqua

Nella casa in cui davo il mio aiuto, una giovane mamma e la sua figlia adolescente stavano trasportando tranquillamente fuori dei mobili pesanti. I loro visi erano maschere di sporcizia con le guance striate di polvere. Mi sono unito a loro per aiutarle a trasportare fuori tutti i tatami (pannelli fatti con paglia di riso intrecciata e pressata che compongono la tradizionale pavimentazione giapponese, ndt.), che erano molto pesanti poiché zuppi d’acqua. Dopo abbiamo trasportato anche il resto dei mobili. Abbiamo trovato un triciclo e lo abbiamo trasformato in un carrello per trasportare i rifiuti fuori, a lato della strada. Poi abbiamo ripulito il loro garage.

 

All’inizio la mamma e la figlia avevano un atteggiamento un po’ rigido, ma quando gli studenti hanno cominciato a dialogare con voci vivaci, i loro volti hanno iniziato a rilassarsi e a sorridere. Potevo sentire il loro cuore, indurito dall’imprevisto colpo dello tsunami, ammorbidirsi lentamente grazie al vigore, alla dedizione e allo spirito degli studenti.

 

Alcuni studenti si sentivano molto vicini alle famiglie che aiutavano e molte famiglie hanno invitato i volontari a ritornare l’anno successivo per andare a pesca insieme. Il lavoro, tuttavia, è stato molto intenso. In circostanze normali, nessuno avrebbe svolto volentieri il gravoso compito di trasportare materiali pesanti tutto il giorno e di spazzare sporcizia puzzolente.  Ma incuranti di ciò, grazie alla loro determinazione nel voler completare il lavoro e aiutare persone tanto immerse nel dolore, tutti gli studenti erano in grado di mantenere il loro spirito energico e l’entusiasmo.

Studenti al lavoro
Rimozione dei detriti

Dopo due giorni di lavoro, gli organizzatori dei volontari hanno chiesto di andare in un altro villaggio, ma gli studenti volevano restare a Kawakita, poiché si era stabilito uno speciale legame con la popolazione. Si sono persino messi a cantare: ”Finiamo il lavoro qui! Finiamo il lavoro qui! Finiamo il lavoro qui!”.  In quel momento i volontari brillavano d’amore – verso me, verso le persone di quell’area e verso tutti. Il loro essere splendeva davanti a noi!
Sentire la sofferenza degli altri come propria. Uno per tutti, tutti per uno. Mettere da parte se stessi, pensare agli altri e agire per loro. In questo modo è possibile provare una gioia molto più profonda di quella che si prova nel soddisfare i propri desideri personali.