La rinascita avviene solo quando moriamo completamente al nostro ego

25 dicembre 2014, Amritapuri


Si dice che Dio personifichi qualità divine infinite: lui va oltre i pensieri e le parole. Attraverso le vite dei Mahatma, o grandi anime, possiamo fare l’esperienza diretta della divinità di Dio: la loro caratteristica è quella di praticare ciò che professano. Gesù Cristo, in questo, non è stato da meno, in lui vivevano il sacrificio, l’amore, la conoscenza e l’esperienza spirituale. La vita stessa di Cristo ha rappresentato il suo messaggio.

 

Quando guardiamo alle vite di grandi maestri come Sri Krishna e Gesù, possiamo notare che ci sono state tante forze maligne che hanno cercato di nuocerli; ma in tutto ciò c’è una lezione: quando la conoscenza spirituale sta per nascere, le tendenze egoiche e materialistische tenteranno di fermarlo. Solo coloro che faranno uno sforzo sincero con prontezza e attenzione otterranno la conoscenza del Sè. Se si versa dell’olio su una scintilla, la scintilla si spegnerà. Tuttavia, quando la scintilla diventa un grande fuoco, non importa quanto olio ci si versi sopra, quello non si spegnerà comunque, e l’olio sarà consumato dal fuoco vivo. In modo similare, quando la consapevolezza spirituale incomincia a espandersi dentro di noi, tutte le nostre tendenze negative e i pensieri cercheranno di bloccarla, tuttavia, se una persona è radicata nella conoscenza del Sè, non ci sarà spazio per le tendenze materiali e le negatività. Tutti i grandi maestri nascono con lo scopo di eliminare l’oscurità dell’ignoranza e dell’ingiustizia dalle menti dell’umanità e divulgare la luce della conoscenza.

 

Libertà e Legami
La nascita di Gesù rivela un altro profondo principio spirituale. Gesù non nacque in un grande palazzo. Nacque in un luogo umile, nell’angolo di una stalla. I suoi genitori non erano ricchi e istruiti. Non avevano nulla che appartenesse loro, tranne la propria purezza mentale. Inoltre, a parte alcuni individui fortunati, pochissimi vennero a conoscenza della sua nascita. Da questo riceviamo l’insegnamento che il risveglio spirituale arriva a quei ricercatori che sono umili e pazienti. “Svuotati dall’ego, e io verrò a riposare in te”, questo è l’essenza del messaggio del Signore.

Se guardiamo alla vita di Sri Krishna, vediamo che era nato in prigione, dove il malvagio Kamsa aveva rinchiuso i suoi genitori, Vasudeva and Devaki. La prigione simbolizza l’ignoranza spirituale, mentre la nascita di Krishna rappresenta la nascita della conoscenza del Sè che irrompe le porte della prigione e ci libera. Mentre erano in prigione, Devaki e Vasudeva avevano pregato intensamente il Divino e ciò ha poi portato alla nascita del Signore Krishna. L’amore non ha confini e non può essere imprigionato dietro delle mura. Anche se apparentemente siamo tutti liberi, siamo ancora intrappolati nelle prigione della nostra mente ignorante, mentre una grande anima, anche se fisicamente imprigionata, internamente rimarrà sempre libera: il mondo esterno non potrà mai legarla. Le grandi anime possono vivere nel mondo, ma ne rimangono comunque distaccati, come il burro che galleggia sull’acqua.

La scienza della preghiera
Quando il vero abbandonarsi sorge in noi, ci alziamo e risvegliamo. Al giorno d’oggi abbiamo la conoscenza ma ci manca la consapevolezza. Possiamo guardare ma non vediamo realmente, possiamo sentire, ma non ascoltiamo realmente. La ragione di ciò è che la nostra mente non è mai presente in ciò che vediamo e sentiamo. Un canto devozionale dice: “O Signore, arrivo a te con le mani giunte in preghiera, per favore, ascoltami”, il vero senso di ciò è che siamo noi che, attraverso l’elevata consapevolezza delle preghiere, abbiamo bisogno di vedere e ascoltare. Al momento la nostra mente non è mai presente, viaggia sempre qui o là. Sebbene Dio sia dentro di noi, non siamo in Dio poiché molte cose mondane legano la nostra mente. Per riportare la mente a Dio, pregare è estremamente utile.

Se dovessimo cadere in un pozzo profondo e non ci fosse nessuno nelle vicinanze a tirarcene fuori, immaginate l’intensità con la quale chiederemmo aiuto. È questa stessa intensità che dovremmo mettere nelle nostre preghiere, dovremmo rivolgerci al Divino dal profondo del nostro cuore, con l’innocenza di un bambino. La preghiera, la recita del proprio mantra e la meditazione sono modi diversi di risvegliare il divino dentro di noi.

Se stendiamo il braccio e teniamo in mano un libro voluminoso, possiamo essere in grado di tenerlo per cinque minuti, più o meno; se ci sforzassimo di tenerlo per un ora, le nostre mani soffrirebbero terribilmente; se dovessimo tenerlo per tutto un giorno, qualcuno alla fine dovrebbe chiamare un’ambulanza. La stessa cosa avviene per le nostre tristezze. Dobbiamo scrollarci di dosso le nostre sofferenze e lasciarle ai piedi del divino, attraverso la sincera preghiera del cuore.

Nell’antichità c’erano lastre di pietra lungo la strada sostenute da colonne. Le persone che portavano dei grandi sacchi sulla testa o sulle spalle, potevano trovare sollievo appoggiando questi pesi sulle lastre. Molti di noi portano dentro dei pesanti carichi, molto più pesanti di quello che possono gestire. Quando entriamo nella stanza adibita alla preghiera abbiamo un’opportunità per scaricare questo peso.

Lasciate che i vostri cuori si sciolgono nella preghiera, pregare con intensità non è un segno di debolezza, al contrario, proprio come la cera accende la fiamma mentre si scioglie, la preghiera intensa risveglia la nostra devozione e l’amore.

Piangere per Dio è uno dei modi per crescere vicino al Divino. Ci sono numerosi modi per raggiungere la cima della montagna: una persona può salire le scale, un’altra può scalare la roccia, e non possiamo dire che un modo sia migliore dell’altro. Per questo motivo ci sono così tante pratiche spirituali citate nell’induismo (Sanatana Dharma). Se un ristorante servisse solo un piatto non sarebbe gradito a tutti, se un negozio di scarpe vendesse solo una misura di scarpe, pochissime persone potrebbero acquistarle lì; in modo simile, nessuno può dire che un sentiero sia migliore di un altro.

Anche quando facciamo autoanalisi sul nostro vero Sè, negando il corpo, le emozioni e l’intelletto, e ricordando a noi stessi che siamo l’Atma, cioè l’anima, stiamo ancora usando la mente per fare ciò. L’affermazione delle scritture Indu, come “tat tvam asi”, ”Tu sei quello”, si può anche sperimentare grazie alla preghiera, quando l’ego si dissolve attraverso la persistente consapevolezza: “Io sono nulla, Tu sei tutto.”

Quando Devaki e Vasudeva, o Maria e Giuseppe, hanno pregato intensamente con abbandono, comprendendo che non avevano bisogno di andare da nessuna parte se non rivolgersi direttamente al Signore per chiedere aiuto, poi, di conseguenza, il bambino divino è nato da loro. Quella divinità è lì, dentro ognuno di noi, ma al momento non siamo in grado di vederla perché i nostri cuori sono chiusi. È come sedersi in una stanza sigillata e lamentarsi che non possiamo vedere la luce del sole. Se si illumina una luce negli occhi di una persona cieca, vedrà qualcosa? Se tenete dei fiori fragranti sotto il naso di una persona con un naso intasato, ne sentirà il profumo? Il nostro cuore si deve aprire. Quando un fiore è ancora nella fase di bocciolo, non si può ancora gioire della sua bellezza e fragranza, solo quando sboccerà si potrà farne esperienza.

Rinascita e morte dell’ego
Dalla nascita, gli esseri umani sono figli dell’universo, ma possono rinascere anche come figli di Dio. Questa rinascita avviene quando moriamo completamente al nostro ego. Quando l’ultima traccia di ego svanisce, quello è il momento in cui dentro di noi avviene la vera nascita della nostra identità come Sè Supremo. Questo è qualcosa di cui non dobbiamo farne esperienza dopo la morte, dobbiamo infatti morire all’ego, prima di morire realmente.

Non è semplice trascendere l’ego, quando la conoscenza del Sè sorge dentro di noi, l’ego scompare automaticamente. L’ego è come l’oscurità, l’oscurità non è un qualcosa che può essere rimossa, ma comunque, quando si accende una luce, essa sparisce automaticamente. Per portare la luce della conoscenza del Sè, bisogna impegnarsi costantemente: apprendere gli insegnamenti spirituali, liberarsi dai dubbi su essi per poi dimorare in quelle verità.

Il nostro ego diventa forte a causa dell’identificazione con il nostro stato e posizione sociale e non è semplice sciogliere questo attaccamento. Se qualcuno ci lusinga, spesso cadiamo preda del nostro ego. D’altra parte, anche se ci sentiamo ripetere 10.000 volte che il Supremo Sé è la nostra vera natura, non riusciamo ad assimilare questo concetto veramente in profondità.

 

Lo spirito di Natale è condivisione e attenzione verso gli altri
Mentre il Natale si avvicina, le decorazioni illuminano la maggior parte delle città e paesi e i negozi sono pieni di clienti che comprano regali natalizi per loro stessi per i loro cari e gli amici. Ma fra tutto questo, l’attenzione non dovrebbe spostarsi dall’eterno all’effimero. Mentre ci godiamo la creazione, ricordiamoci anche del Creatore. Quando un amico ci dona dei cioccolatini, possiamo gustarli e allo stesso tempo ricordarci dell’amico: in modo simile, dobbiamo tenere la nostra attenzione sul Creatore.

Cerchiamo di esprimere parole con un atteggiamento altruista. Le parole hanno molto potere, una parola sbagliata può portare una persona al suicidio, mentre una parola giusta può salvare qualcuno. Ci sono persone che vengono da Amma e dicono: “Quella tal persona mi ha detto questo e quello. Ho deciso di porre fine alla mia vita, ho anche deciso la data. Che senso ha vivere in questo mondo? L’ho amato e aiutato in modo altruistico, ma ciò che ho ricevuto in cambio è stato l’esatto contrario.” Quando Amma parla con loro, poi cambiano idea e vanno via sollevati. Cosa dona Amma se non poche parole di conforto dal cuore?

Dobbiamo fare azioni buone. Ciò ci permetterà di ricevere la grazia di Dio. Quando fluiamo verso gli altri, Dio fluisce verso noi. Molte persone dicono: “Ho fatto tanti anni di pratiche spirituali e servizio disinteressato, ma cosa ho ricevuto in cambio?”. Questo non è l’atteggiamento giusto. Dovrebbe invece essere: “Almeno sono stato in grado di fare tutte queste pratiche spirituali, almeno ho potuto dare questo servizio al mondo.” Se piantiamo un seme, può germogliare o meno; se non germoglia, dovremo seminarlo nuovamente, ma con le buone azioni non è mai così: quell’impronta lasciata dalle buone azioni non andrà mai via. Sono come depositi sicuri e staranno sempre con noi. Non sono come gli affari dove si deve ricominciare se abbiamo subito delle perdite.

Lo spirito di Natale è condivisione e attenzione verso gli altri. Non focalizziamoci solo sulla nostra vita, guardiamoci attorno e notiamo anche le necessità degli altri. L’aiutare anche una unica persona farà la differenza e se i miei figli possono farlo, quello sarà la vera celebrazione del Natale.

La nascita del Signore dovrebbe avvenire nei nostri cuori. Decoriamo la mangiatoia dei nostri cuori con i buoni pensieri, parole dolci e azioni compassionevoli. Possa il Divino riposare sempre nei nostri cuori, possa la grazia benedire tutti. Amma augura a tutti i suoi figli un felice Natale!

*Tratto dal discorso pronunciato da Amma nell’ashram di Amritapuri il 25 dicembre 2014

 

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