01 Feb

Come radicarsi stabilmente nel Tatvamasi (“Tu Sei Quello”)

17-18 gennaio, Madurai, Tamil Nadu – Tour India 2015

Dopo aver distribuito il cibo benedetto presso l’Ashram di Madurai il 16 gennaio, Amma ha incoraggiato i suoi figli a porle domande, aggiungendo che la qualità delle domande indica l’evoluzione spirituale di colui che le pone. Ha detto: “Per sapere che gusto ha lo zucchero contenuto in un recipiente, non c’è bisogno di assaggiarlo tutto. È sufficiente prenderne un pizzico. Per controllare se il riso è cotto all’interno della pentola, non serve esaminarlo tutto. Basta assaggiarne uno o due chicchi. Allo stesso modo, per conoscere l’evoluzione spirituale dei discepoli, è sufficiente ascoltare le loro domande”.

 

Amma ha proseguito dicendo: “In un lontano passato, i discepoli potevano chiedere al Guru di raccontare di Mithya (la natura mutevole o irreale del mondo) di approfondire il concetto di Tatvamasi (Tu Sei Quello) e il Guru presumibilmente rispondeva con una o due parole. I discepoli meditavano su questa risposta e scrivevano le loro elaborate considerazioni. In effetti, la risposta del Guru può essere paragonata a una piccola chiave sufficiente per aprire uno scrigno che contiene incommensurabili tesori”.

Incoraggiato dalle parole di Amma, uno dei devoti le ha chiesto di spiegare più approfonditamente la frase delle Upanishad: Tatvamasi (Tat – Tvam – Asi: “Tu Sei Quello”).

Amma ha commentato: “È molto semplice ripetere queste affermazioni, ma è necessario comprendere la verità che esse indicano. Come la corrente elettrica passa attraverso la lampadina ma è separata dalla lampadina, allo stesso modo la vostra vera natura è altro rispetto al vostro corpo. Certamente la luce arriva attraverso la lampadina, ma non appartiene alla lampadina. La vostra vera natura è l’Atman. Se realizzate il vostro puro sé, diventate onniscienti (consapevoli che l’Atman è l’essenza degli oggetti inanimati e di ogni essere vivente).

Supponete che passi una persona di nome Madhavan. Si potrà dire che Madhavan sta passando. Se egli muore e altre persone trasportano il suo corpo, si potrà dire che il corpo morto di Madhavan sta passando. Che cosa animava il corpo di Madhavan? È la coscienza interiore. Questa è la vostra vera natura.

 

 

Di solito le persone rispondono al telefono dicendo: “Pronto, sono…” e poi parlano. Tutti dicono “(io) sono”…rispondendo al telefono. “(Io) sono” è universale. Questo “io” è la coscienza interiore.

Supponiamo che ci siano 1000 contenitori pieni d’acqua esposti al sole splendente. Vedremo 1000 soli riflessi nell’acqua dei contenitori. Ma in effetti esiste un unico Sole. Allo stesso modo l’Atman è unico. L’Atman è onnipervasivo.

L’onnipervasiva natura dell’Atman è indicata dalle frasi delle Upanishad “Tatvamasi” e “Ishavasyam Idam Sarvam” (Tutto è Intriso del Divino). Per risvegliarsi a questa verità, è necessario meditare costantemente. Qui e ora. L’attaccamento al corpo, alla mente e all’intelletto è molto profondo”.

Per illustrare ciò, Amma ha raccontato una storia: “Un giorno, tre individui, chiamati Madhava, Govinda e Keshava, stavano camminando. Qualcuno alle loro spalle chiamò: ‘Ehi! Madhava!’ e Madhava si girò. Poi chiamò: Ehi! ‘Govinda!’e Govinda si girò. Poi chiamò ‘Ehi! Keshava!’ e Keshava si girò. Alla fine, la persona chiamò  ‘Ehi! Scimmia!’ e tutti e tre si girarono. Ciò dimostra quanto la nostra identificazione con tendenze animalesche sia ancora molto forte.

La mera ripetizione delle frasi dei testi sacri non è sufficiente. Non è sufficiente dire “fiore”. Bisogna diventare come un fiore. Se scriviamo miele su un pezzo di carta e lo lecchiamo, non sperimenteremo il gusto del miele. Allo stesso modo, non è sufficiente enunciare le frasi dei testi sacri. Bisogna radicarsi stabilmente nella verità. Diventare Quello.

Il servizio disinteressato purifica la mente e ci rende capaci di assorbire il sapere contenuto nei testi sacri.

I Purana affermano che quando l’oceano latteo era agitato, la dea della prosperità, un cavallo e un elefante divino apparvero per primi. Poi affiorò il veleno mortale. Mosso dalla compassione per la salvezza dell’Universo, Shiva sorbì tutto il veleno. Solo in seguito a ciò, dalle acque scaturì l’Ambrosia. La storia indica che solo quando saremo in grado di accettare persino il veleno, saremo pronti per ricevere l’Ambrosia.

Dunque, la contemplazione, il servizio disinteressato e un atteggiamento di accettazione sono le qualità maggiormente necessarie per radicarsi stabilmente nel Tatvamasi – “Tu Sei Quello”.