31 Mar

La festa del raccolto

10 gennaio 2009, Amritapuri

L’ashram ha recentemente acquistato un terreno a Thodiyor, a 30 km circa da Amritapuri, e Amma aveva consigliato di cominciare a coltivarlo. Qualche giorno fa, dopo la mietitura, le prime fascine di riso tagliate dai campi sono state portate ad Amritapuri. Gli ultimi giorni hanno visto un’incessante battitura del riso da parte dei residenti dell’ashram. Nonostante la maggior parte dei residenti non avesse precedenti esperienze nell’agricoltura, tutti erano pervasi dall’entusiasmo e hanno imparato il mestiere in fretta.

 

Inizialmente il raccolto deve essere battuto su un piano duro per togliere i chicchi di riso. In alcuni luoghi questo processo è fatto usando i piedi, qui, invece, è stato fatto solo con le mani, cosa più divertente. Poi, i chicchi di riso devono essere separati dalla paglia. I chicchi vengono lasciati cadere lentamente da una certa altezza mentre un ventilatore soffia portando via la paglia, e quelli più pesanti cadono a terra. Quindi i chicchi vengono raccolti.

L’intero processo è stato svolto dai residenti e dai visitatori dell’ashram.

Ieri, Amma si è unita al lavoro. E quando Amma prende parte al lavoro, è davvero incredibile. Tutti volevano fare qualcosa: i brahmachari e le brahmacharini, gli studenti universitari, i devoti, i residenti e i visitatori dell’ashram. Poiché tutti accorrevano ad aiutare, il grande mucchio di fascine è scomparso in un attimo. Sembrava una grande festa dove ognuno batteva felicemente la propria fascina. In un’ora e mezza fu portato a termine un compito che avrebbe altrimenti occupato due giorni, e alla fine tutti erano in uno stato d’animo elevato, gioiosamente coinvolti in quello che altrimenti sarebbe stato un arido lavoro.

Alla fine, tutti erano felici e Amma soddisfatta. Gli studenti, che avevano partecipato attivamente, si sono riuniti attorno ad Amma e le hanno chiesto il significato del raccolto e il senso del loro sforzo. Amma ha risposto che nello stato del Kerala la cultura agricola sta scomparendo. Poi ha portato l’esempio del Tamil Nadu, lo stato vicino, che pur avendo due soli periodi di pioggia l’anno, produce raccolti molto abbondanti. In Kerala invece, che gode di veri acquazzoni, l’agricoltura sta morendo. “L’agricoltura è la vita stessa, Amma è triste che si stia perdendo. Ma vedendo l’entusiasmo dei suoi figli, Amma si sente fiduciosa che non morirà”. Poi ha parlato dei suoi progetti di intraprendere in quello stesso terreno una coltivazione annuale a rotazione di riso, senape e verdure.

Vedendo l’attenzione degli studenti, Amma ha continuato raccontando dei giorni della sua infanzia quando la nonna la rimproverava di usare i piedi per battere i chicchi. Di solito, per trebbiare si fissava un palo sopra la testa e si battevano i chicchi tenendosi aggrappati a questo. Amma ha spiegato come si faceva la trebbiatura in quei tempi.

“A casa della nonna, Amma solitamente riceveva il compito di proteggere i chicchi messi ad asciugare al sole da uccelli come pappagalli e piccioni. Amma amava così tanto la Natura e la solitudine da cantare sempre mentre vigilava sui chicchi. Aveva un fionda con sé per cacciare gli uccelli, ma non la usava mai, anzi amava guardarli mangiare”. Amma stava richiamando alla mente i suoi ricordi…

“Anche oggi, mentre viaggia, quando Amma vede dei campi verdi e lussureggianti il suo cuore va in estasi davanti a quella visione, in momenti di profonda devozione. Come nella notte di plenilunio quando l’acqua dell’oceano si solleva verso la luna, allo stesso modo la mente di Amma fluisce verso la Natura.

Amma raccontò i giorni della sua infanzia quando era circondata dalla Natura. “La casa della famiglia di Amma era isolata e con piccoli boschetti tutt’intorno. I canali scorrevano pacificamente.

 

 

Amma era solita correre dappertutto a catturare libellule, arrampicarsi sugli alberi che sporgevano sui canali. Quando era sola, erompeva subito in un canto. Parlava alla Natura e raccontava delle storie alle libellule. Nelle notti di luna piena, o sotto la pioggia, Amma prorompeva nel canto e nella danza, abbracciando gli alberi di mango e di cocco attorno a lei”.
Amma ha poi detto che per i campi verdeggianti aveva la stesso sentimento che si può avere per un vecchio amico che si incontra dopo lungo tempo, o per una madre ritrovata dopo averla perduta. “La Natura è Dio in una forma che possiamo direttamente percepire perfino attraverso i nostri sensi limitati”, ha aggiunto Amma. “Quando andava a scuola di cucito, anche se c’era una strada diretta per arrivare, Amma prendeva sempre strade secondarie perché offrivano vedute della natura come campi verdi o uccelli che cantavano. Mentre percorreva gioiosamente la strada, era solita cantare e ascoltare gli uccelli”. Riferendosi alla loro vita, Amma disse agli studenti: “Se sapeste veramente amarla, la Natura sarebbe la ragazza perfetta per voi. Non avreste bisogno neppure di sposarvi! Come il poeta che aspetta il prossimo verso della sua poesia, a voi non interesserebbe null’altro. Gioite la Natura, parlatele, la Natura è la nostra vera famiglia”.

Amma ha poi continuato: “La popolazione sta aumentando in modo allarmante e ci sono sempre meno alberi intorno a noi. Di questi tempi le cornacchie devono costruire il loro nido usando spaghi di plastica e acciaio perché non trovano abbastanza ramoscelli nei pochi alberi rimasti. Oggi l’uso dei pesticidi e delle sostanze chimiche impiegati per migliorare l’aspetto dei prodotti alimentari largamente diffuso, secondo alcuni potrebbe essere addirittura l’unica soluzione per alleviare la povertà”. Durante questo racconto, Amma ha iniziato a grattarsi le braccia (effetto che segue il lavoro nella paglia quando le sue sottili particelle si mescolano al sudore del corpo, con conseguente prurito). Amma ha suggerito agli studenti di utilizzare qualsiasi spazio disponibile per coltivare qualche pianta, anche sul terrazzo o ai piani più alti. “Provate a coltivare le vostre verdure: non saranno sature di sostanze chimiche nocive. In Giappone, in molte case, per quanto piccole, vengono coltivati fiori e verdure in vasi appesi intorno alla casa”. Amma ha suggerito poi di recuperare la cultura dell’agricoltura per raggiungere la maggiore autosufficienza possibile, riservando almeno un’ora al giorno a questo obiettivo.

 

Amma ha notato anche che i giovani occidentali sono molto consapevoli di questi problemi e sono veramente impegnati nel portare un cambiamento positivo alla situazione. In Francia usano abitualmente le piume per isolare dal freddo i muri. AYUDH (Amrita Yuva Dharmadhara, l’ala giovanile di Amma) in Germania ha sperimentato una costruzione simile usando il fieno, che è molto più economico, disponibile e pratico. Nell’ashram di Amma in Francia hanno costruito anche dei muri che contengono alveari che durante l’inverno agiscono da riscaldamento naturale mantenendo all’interno una temperatura attorno ai 21 gradi centigradi.
In occidente, i giovani sono sinceramente interessati a quest’argomento. Una volta Amma ha espresso un’idea e loro l’hanno subito raccolta e realizzata in breve tempo. Durante una pausa dell’ultimo tour in Europa, Amma aveva parlato di creare degli alveari per la raccolta del miele. Alla fine del tour, quando Amma ha visitato nuovamente quel paese, i giovani le portarono del miele degli alveari che avevano realizzato!

Amma ha chiesto retoricamente se per caso l’agricoltura non è la nostra vita. Come possiamo pensare di sopravvivere senza di essa? Amma ha poi lodato le madri che danno questo tipo di cultura (samskara) ai figli già in giovane età perché ciò è un bene per tutti. Amma ha detto di aver ricevuto questo tipo di educazione a casa sua. Ma l’attuale generazione…?

Amma provvede a darci tutte le opportunità per sviluppare il giusto modo di pensare e di intraprendere le azioni giuste al momento giusto. Dipende da ognuno di noi farne uso, adesso.