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29 Giu

La benedizione di un discendente dell’Albero Sopravissuto

29 giugno 2008 – Addison, Texas, USA

L’attacco terroristico all’edificio federale di Oklahoma City, il 19 aprile 1995, ha tolto la vita a 168 persone e segnato altre migliaia fisicamente ed emotivamente. Un olmo americano di 100 anni, parte del paesaggio originale, sopravvisse nonostante la tremenda esplosione e gli incendi successivi.

albero usaSu insistenza dei cittadini di Oklaoma, dei sopravissuti, alcuni membri delle famiglie degli scomparsi e dei lavoratori delle opere di soccorso, l’ “Albero Sopravissuto” è diventato parte centrale della cerimonia commemorativa dedicata alle vittime dell’esplosione.

All’inizio dei due giorni di programma ad Addison, nel Texas, alcune persone di Oklahoma hanno portato ad Amma un alberello nato da un seme dell’Albero Sopravissuto. Questo alberello è stato portato ad Amma dal sindaco di Addison, Joe Chow.

Subito dopo la benedizione di Amma, l’alberello è stato portato nel Parco di Addison e piantato dal sindaco, da Swami Ramakrishnananda e da membri dell’ala americana del gruppo giovanile di Amma, l’AYUDH (Amrita Yuva Dharmadhara).

swami albero usaPoco prima della benedizione della piantina, Elisabeth Muller, dell’Oklahoma, ha detto ai presenti: “L’albero Sopravissuto è il testimone di una tragedia, ma anche un simbolo di ripresa, di tenacia, perseveranza e speranza. Oggi costituisce un tributo di rinnovamento e rinascita. L’iscrizione posta intorno a quell’albero nella cerimonia commemorativa dice “Lo spirito di questa città e di questa nazione non sarà sconfitto. La nostra fede profondamente radicata ci ha sostenuto’. Questo albero può nutrire l’albero della compassione nel cuore di tutti noi. Infatti come ha detto Amma, “La compassione è la sola via che porta alla pace”.

Dando il benvenuto ad Amma per il quarto anno di seguito, il sindaco Chow ha elogiato il suo instancabile servizio all’umanità. “Lei dona tutto quello che ha ai poveri e ai bisognosi”, ha detto. “Lei ha dato così tanto. Offriamole un caldo applauso”.

– Kannadi